...guerriglia contemporanea
Se fai una lista di cose rilevanti di cui parlare, finisci con il perderti nei meandri di un universo infinito di cicatrici sociali.
Da un anno provo a prendere spunto dalla umile realtà che vivo, e benché spesso nel quotidiano personale non vi siano rilevanze, basta focalizzare un qualsiasi dettaglio intorno e si apre un universo di deliri.
Ad esempio:
se mangi la tua insalatina, stai pure certo che parte della stessa proviene da agricolture meridionali, e a raccoglierla sarà stato un lavoratore clandestino, pagato a cottimo in nero cifre miserevoli da schiavo moderno; se guidi spensierato la tua banalissima panda da due soldi, metti pure la mano sul fuoco che quel combustibile che il tuo motore sta divorando avidamente, è passato per mari e monti, trasportato da manovalanze costrette a fare il gioco sporco di facoltosi bilonari, pazienti osservatori delle guerre per future pianificazioni industriali; oppure, se tutto questo ti disturba e violentato perennemente dal contesto sfoci in un mal di testa cronico, ricorda, che la bustina di farmaco che scioglierai nel tuo bicchiere d’acqua, per alleviare il dolore, non è altro che un granello sabbia in vendita, dell’immensa e lussuosa spiaggia delle multinazionali farmaceutiche, nonché una delle cause del tuo stesso zoppicare.
Mi fermo qui per non perpetrare all’infinito la noiosa e raccapricciante lista delle “disgusterie” della peccaminosa tavola chiamata società contemporanea.
Che fare allora?
I più consigliano di non pensarci, e ignorare omertosamente tutto ciò che non ci tocca in prima persona.
Io, Bolivia qualunque, a due passi dalla conclusione di questo dialogo con l’ambiente che vivo, mangio la mia insalatina bio, sogno la macchina ad aria, evito medicine allopatiche laddove possibile ma, sopratutto, foraggio la speranza ogni giorno, e non smetto di credere in un futuro migliore.
Sepoffà!