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365: DIARIO DEL "BOLIVIA" IN CHE

...guerriglia contemporanea

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    6th January 2012

    RI-MOSSI

    Quand’è che si dimentica?
    Mi piace pensare che accade quando si riconosce automaticamente qualcosa di poco onorevole dal passato, e si cerca quindi di fare spazio al nuovo, a qualcosa che possa risanare errori commessi quando ancora non si era pronti ad “essere umani”.
    Giungono racconti simpatici di un essere impaurito, di un ragazzino che scaricava il proprio imbarazzo sugli altri, con atteggiamenti indisponenti (stronzi per dirla senza censure), che allontanavano la collettività da se, con la magra e inutile consolazione di ricevere consensi dai bulli di turno, di cui si era da sempre “bersaglio sensibile”.
    La vergogna oggi, fa cancellare queste sbavature, questi sfoghi adolescenziali che lasciano tracce, e che fortunatamente riemergono, trasformandosi certo in sentite scuse, ma sopratutto in grasse e divertite risate.
    Vorrei ricordare tutto, e prendermi un po in giro. Vorrei rivedermi giovincello e smarrito, sensibile e incompreso, e non provare un senso di imbarazzo, di vergogna, ma solo un ilare simpatia, un senso di sincera gratitudine per aver compreso e superato, per essere arrivato qui e ora attraverso un processo di trasformazione.
    Mi sembra ieri che ho cominciato a scrivere questo diario di guerriglia sociale, e l’altro ieri, quando sbarbato e magrolino sognavo un mondo giusto, un mondo empatico che capisse anche il mio commuovermi di fronte alle sofferenze e alle emozioni forti, un mondo che invece, spesso, perdevo nella stanza buia del ritagliarmi un posto rispettato da tutto ciò che altresì detestavo.
    Invece il tempo passa veloce, portando con se dettagli importantissimi che, se non li si fissa, accudisce o restaura, si sciolgono nel qualunquismo di un mondo sempre più concentrato su perfezione e assurdità.
    Ad un passo dall’epilogo di questo grande racconto di un anno, passo e chiudo, non prima di aver ringraziato e scusato un ennesimo compagno di guerriglia, Mr. Marco, offrendo “50 lire” per liberare la scimmietta, e un gran sorriso per avermi reso partecipe di un ricordo che avevo lasciato, per paura e vergogna, volare via nel silenzio.

The End

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