...guerriglia contemporanea
Mi ricordo perfettamente alcuni passaggi della mia infanzia, specie quelli in cui ero alle prime armi con la gestione degli spiccioli, accumulati da compleanni, natali, comunioni e eccessi di zelo da parte dei nonni. Se avessi ascoltato i saggi consigli dei vecchi, avrei messo quei quattro soldi sotto il materasso, ma l’idea di dormire sonni tranquilli sopra i quattrini gia allora mi disturbava. Fu così che decisi di aprire, a circa 10 anni, il mio primo conto in banca, o meglio, di guadagnarmi il mio primo libretto bancario. Non posso dimenticare i mille discorsi del banchiere di turno, che congratulandosi ruffianamente con mio padre, mi scuoteva i capelli con quei gesti stucchevoli da adulto che vuole conquistarsi le grazie di un potenziale cliente. Ma sopratutto, non mi dimentico che, seppur “noccioline”, nel lontano 1987 mettere i soldi in banca significava ricevere a fine anno qualche spicciolo in più dalla suddetta banca, per interessi maturati grazie al “prestito” che il singolo rivolgeva alla banca stessa. L’economia non è mai stata il mio forte, ma non ci vuole un ministro a capire che oggi le cose sono drasticamente capovolte. Avere conti in banca vuol dire pagare laute somme annue per avere questa “cassa virtuale” su cui depositare denaro. Per non parlare poi dei mutui, che rappresentano la punta di diamante della più lucrosa associazione a delinquere, di stampo usuraio, legalizzata. Per acquistare una casa oggi, oltre a dover garantire all’istituto di risparmio un lavoro a tempo indeterminato (oasi nel deserto per un giovane italiano oggi), e una contro partita pignorabile (solitamente un altro immobile…e mi chiedo: come cazzo faccio a garantirti un immobile se ti sto chiedendo i soldi per comprarmene uno almeno?), la cordiale banca guadagna in media per prestiti di 20 anni, almeno il 50% della cifra che ha “filantropicamente” concesso in prestito. Discorsi che conosciamo tutti in sostanza, ma che oggi, (Involontariamente banchettando con dei vicini commensali dall’abito ufficiale e dal capello tipico ovattato da banchiere di provincia) mi sono tornati in mente come una lucida e dolorosa folgorazione. Non si arrabbino i dipendenti di banca, cassieri o scagnozzi degli strozzini da alto rango, ma posso dire con gran voce, e altrettanta serenità, che le banche oggi sono la vergogna della società moderna; e questo diventa ancora più lampante quando io, Bolivia qualunque, mi trovo oggi a rimpiangere le banche di ieri, quasi come un ricordo candido di una realtà che ancora non aveva i denti affilati e il cuore felpato di oggi. Credo proprio che munito di cutter affronterò il mio materasso stanotte: insert coin, e poi, ricucio ben benino in attesa di giorni migliori. Bye bye Visa, bancomat e bonifici: da oggi si paga cash, in attesa che il vecchio baratto riprenda orgogliosamente il sopravvento.