...guerriglia contemporanea
Fare provvigioni di energie è usanza quotidiana per noi fortunati primomondisti; è un costume propiziatorio, che portiamo avanti almeno tre volte al giorno, dal principio della nostra vita.
Da piccoli (tutt’altro che autosufficienti), mangiavamo ciò che ci veniva preparato (e poi pro-parato, ergo imboccato), affidandoci alle premurose cure dei nostri genitori.
C’è chi mangiava troppo, abbuffandosi fino allo svenimento di ogni leccornia e cibaria che gli si prostrava dinanzi; chi invece (come il sottoscritto ad esempio), vedeva il pasto come una tortura imposta dai grandi, un calvario quotidiano da boicottare, per fuggire lontano verso lidi “anoressici” e digiuni.
È buffo come oggi invece, pur con nozioni di base invertite (nel senso che cibarsi si è tramutato in un piacere intoccabile a cui dedicherei ogni secondo della mia giornata) alle prese con altalenanti deficit di digestione, si possa vivere questi appuntamenti con lo stesso spirito di suffragio. Quando stomaco e intestino fanno i capricci, bisogna limitarsi nel mangiare e, sopratutto, optare per pasti sobri, salutari, ma anche decisamente insipidi e deprimenti…sigh.
Inizio a scrivere questo dispaccio quotidiano seduto al tavolo di una scadente ma efficace taverna indiana, dove l’odore di cumino e curry mi ricorda certi viaggi lontani, isole e paesi in cui per trovare un rifugio al gusto, si era costretti a rintanarsi tra le spezie e i sapori forti. E lo termino (il dispaccio), a bordo campo, con il ricordo di una giornata trascorsa in prima linea e con amici che si riscoprono nel tempo, a definire particolari, a levigare superfici, ad abbozzare cataloghi, tutto sempre per dare un sonoro contorno ad un banchetto contemporaneo, sempre più proiettato verso una ri-evoluzione basata sulla cultura e sull’as-Saggiare le prelibatezze dell’attualità.
Che nesso c’è tra rivoluzione e cibo, tra indignazione e alimentazione?
Bhè, visto che la follia non è ancora giunta a bussare alla mia porta, chiudo con una risposta che sta tutta nella frase di epilogo del documentario “CIBO spa (FOOD inc.)”:
-” Le cose si possono cambiare tre volte a giorno”.
A tavola, agire e prendere consapevolezza di fattori come la qualità, la provenienza, la fragranza, l’equità e i meccanismi di produzione che stanno dietro ciò che ingeriamo, potrebbe davvero rivoluzionare la vita di tutti!
Ma ciò nonostante, sordamente si va avanti: cittadini onorari di questo sempre più chimico, transagenetico, plastificato pianeta guerra….ops, terra.
A bientot.