...guerriglia contemporanea
Poco più di un mese e ci siamo.
Scatterà un nuovo anno, e ci sarà tutto il tempo per “deporre le armi” e chiudere il sipario, di nuovo e come sempre invisibili ma attivi, dietro una spessa cortina di riservatezza e vita propria.
Il diario è quasi alle porte, e in questi ultimi dispacci non è stato facile presenziare l’impegno quotidiano, portare un cenno di esperienza per non far appassire i ricordi. Quando si comincia nel pieno della giungla, quella vera, lontani da casa propria, immersi in un meccanismo sorprendente, inusuale, fatto di piccole alchimie sconosciute, è più semplice parlare del mondo e delle sue meraviglie.
Lentamente peró (come prassi), si torna sulla scia di una vita apparentemente nota, fatta di clichet, lamentele, disfunzioni, noie; fortunatamente però, anche se di rado, il buffet scontato si condisce a random di qualche immancabile novità che, ascoltndo il mondo propiziamente, la vita non tarda a recapitare all’uscio di casa propria.
Ma nel quotidiano, (quello che ci accompagna per tutta la vita, fatto di scelte e compromessi, di tempo che scorre lento e claudicante sotto il peso degli impegni meno entusiasmanti) trovare un appiglio su cui poggiare l’entusiasmo per proiettarsi con coraggio verso l’avvenire, non è certamente cosa semplice.
Dopo cinque giorni di silenzio (imposto in gran parte da notizie d’oltreoceano che lasciano il cuore infranto, la gioia in letargo nelle segrete della sofferenza), provo a rialzare lo sguardo, cercando di osservare, di fronte, l’orizzonte da solcare, il traguardo da raggiungere per fermare nel tempo questo lungo anno di emozioni.
Guardare indietro non serve a nulla: il colmo taccuino di appunti e pensieri, annotazioni e parole, rimane con le pagine quasi incollate dal silenzio, un silenzio necessario per non rileggere qui ciò che è stato ma, piuttosto, scrivere ora ciò che sarà…poi.
Capita di avere la sensazione che questa guerriglia contemporanea non abbia forza e senso, che dare un corpo ai pensieri e ai disagi del cittadino qualunque, individuo collettivo, sia solo un modo per esorcizzare una ovvia e inevitabile involuzione della nostra specie.
Ma,
disertare proprio ora la guerriglia sarebbe troppo semplice!
Ergo, mio caro popolo dei Bolivias sparsi per il globo, SEGUIMOS ADELANTE, che la vittoria è il limite estremo oltre il quale ci sarà solo un oasi pace.
Fin qui ci siamo: ora si può!