...guerriglia contemporanea
Era il 2002 quando per la prima volta misi piede a Tibau do sul. Ero atterato in Brasile, portato dal vento della capoeira angola, e attratto dall’oceano e dalle sule tropicali latitudini. Conobbi “Barata”, Andrè Nascimento, in Italia, ad un workshop di capoeira a Milano. Eravamo stati presentati da un suo amico fraterno, (Ameixa, nonchè mio professore di capoeira dell’epoca) poichè avevamo in comune l’amore per il surf da onda. Mi imbattei in quello sguardo follemente giocoso, pieno di vita, e ne trovai subito un movente da aggiungere al piano che già serbavo da molto, di trascorrere un po di tempo nel paese della saudade. “Barata” era uno dei pochi punti di riferimento che avevo appena giunto in Brasile, e ricordo come se fosse ora la sua accoglienza, seguita passo passo dall’inseparabile ciurma di allievi del suo gruppo di capoeira. Per circa 3/4 mesi della mia vita in Brasile, tutte le relazioni che ho avuto, tutte le amicizie, le conversazioni, le risate, la vita di gruppo, i litigi e le pene, le gioie, le surfate, sono state strettamente connesse a questo nucleo, che ha reso questa mia seconda vita tropicale perfettamente autoctnona, locale, integrata. Il mio parlare portoghese oggi, i miei ricordi, il sapore di saudade che difficilmente si lava via nel corso degli anni, ha come sottofondo questo piccolo paese del nord est del brasile, questo gruppo di amici a cui per qualche mese ho affidato la mia vita, senza lasciarmi mai sfiorare dal pensiero di essere solo. Il mio permanere in questa piccola oasi sull’atlantico, popolata da poco piu’ di tremila anime, e’ stato silenziosamente influenzato da questa empatia, fatta di una perfetta armonia di molte cose. Siamo stati vicini di casa per molti mesi, attaccati, ognuno nella sua “capannetta” di 20 metri quadri, mura comprese, e benche’ la mia memoria oggi dimentica molto facilmente le cose, ho come una perpetua fotografia di tutti quei momenti passati insieme. Ho passato dolori, passioni, amori nati e poi finiti, amicizie fraterne, una piccola vita lunga sei mesi, in cui c’e’ stato spazio per ogni particolare: una nascita fuori latitudine, e poi, una fine. Dal 2005 a oggi, proiettato verso dimensioni lontane, a cui neppure la tecnologia della rete e’ riuscita a trovare rimedi, ho perso ogni contatto con questa realta’ che ha stretto il mio cuore per un istante intenso, per ritornare ogni volta, ad ogni pensiero, sulle scie dei ricordi, della nostalgia, e di quel meraviglioso concentrato di vita che e’ stato il mio essere “Brasiliano” di quegli anni. Mi auguro che questo tuo ultimo viaggio verso l’infinito sia intenso come ogni tubo che hai surfato, come ogni ladanhia che hai cantato con la voce forte, proiettata come una lancia verso il cielo. E difficile credere che una malattia possa essere riuscita a spazzare la tua giovane vita, ma quel dio in cui sempre hai creduto, quello che pregavi prima di entrare in acqua, che guardavi prima di ogni gioco nella roda, non ti dara’ di certo buca. Non so perche’, come, in che modo, ma non ti dimentichero’ facilmente amico mio. I tuoi allievi sapranno farti vivere in ogni gioco, ed e’ cosi’ che hai ritagliato il tuo spazio nell’eternita’. E’ stata un’amicizia forte. Grazie….Andre’…barata.