...guerriglia contemporanea
Viaggiando, la misura del tempo perde il suo valore.
Nella vita quotidiana si hanno approssimativamente degli orari che scandiscono la giornata; c’è l’ora per la colazione, per il pranzo e per la cena, per la merenda e per la pausa caffè, per la “penneca”, per il notiziario delle 20 e quello delle13, per la preghiera, e per l’allenamento, per l’appuntamento dal medico come per il meeting in azienda, per la trombata settimanale coniugale come per giocare la schedina del lotto e attendere una svolta di culo da una realtà che non ci aggrada.
Ma, a bordo di un mezzo a due, tre, quattro ruote, ad elica o a turbina, tra le nuvole o in ammollo, il tempo si ferma. In alcune occasioni il fuso fa da cicerone, e masticando chilometri a velocità quasi supersoniche, l’organismo sfalza le abitudini, e i sensi si disorientano nelle traduzioni di confine.
Sulla strada ad esempio, quando si corre su di una linea invisibile che taglia panorami sconosciuti, si dimentica l’orologio, e macinando asfalto e petrolio, le visioni determinano i pensieri, lasciando al sottofondo radiofonico il ruolo di improvvisata colonna sonora di un film che non tornerà una seconda volta. Si incrociano migliaia di umanità nascoste tra vetri affumati e lamiere metallizzate, percependo, nei sorpassi, le labiali dei coinquilini di carreggiata, immaginando voci e parole, canzoni stonate o risate isteriche. E poi, la meraviglia di centinaia di oggetti immobili disseminati lungo i percorsi individuali: micro e macro oggetti che cambiano le sembianze in base a chi li osserva, in relazione a chi ne sfiora la parvenze anche solo per un istante; alcuni rimangono impressi nella memoria di fantasiosi e poetici passanti, per qualche particolare che, altresì, passa inosservato ad altri conducenti, annoiati dal quotidiano ripetersi della stessa visione da anni.
Tutto questo è estremamente affascinante! Pensare ad un dialogo immaginario e interiore tra l’uomo e questi statici protagonisti dello scenario circostante, a volte muti, a volte logorroici e ingombranti, al punto tale da infastidire l’ingenuo viaggiatore. E le autostrade poi, brulicanti lingue asettiche, fiumi di modernità in corsa per salvezza sature di un immaginario senza limite! Se chiedessimo ad esempio ad cartello pubblicitario di qualsiasi autostrada italiana, quante scatole di ferro e gomma ha visto sfrecciare al proprio cospetto, si perderebbe in un conto che (ad essere clementi) sfiorerebbe almeno i cinquanta milioni per anno!
Oggi,
di ritorno da una “mille miglia” a spasso tra centro, est e nord, mi sono incantato in autentici capolavori contemporanei, opere d’arte inconsapevoli, senza valutazione e coefficente che però, a propria insaputa, hanno toccato corde sottilissime, stuzzicando la fantasia come poche altre cose! Vecchi poderi fatiscenti stagliati sullo sfondo nebbioso della pianura padana industriale, montagne di ferro ed elettrodomestici biacnhi e arruginiti sbucare da prefabbricati appena assemblati: installazioni impagabili, degne anche dei migliori musei del mondo!!!
E’ bello immaginare un sottofondo non banale, un qualcosa che possa riempire uno spazio ingombrante quotidiano, parte integrante della vita di molti lavoratori, viaggiatori e pendolari.
E’ bello provare a fermare qualche volta un tempo utile, trascorso seduti ma mai nello stesso punto, immersi in un ambiente mai identico, che se visto con occhi diversi può diventare, senza indugio, il palese manifesto della nostra giungla contemporanea.
E’ forse questa la vera Street Art?