...guerriglia contemporanea
Chi tace acconsente.
Ecco perchè dopo un paio di giorni si ritorna sulle fredde pagine digitali del diario, a raccontare il quotidiano che avanza.
Quando le parole non si manifestano, è perchè un bavaglio invisibile le imprigiona dentro; la voce non ha voglia di azzuffarsi contro le censure sociali, cosciente che la battaglia che si vince visibilmente, il più delle volte è persa sin dall’inizio sul piano dei diritti.
Ma questa potrebbe essere solo una banale scusa per raggomitolarsi come chiocce nella proprio guscio, per ritirarsi nel letargo culturale e dormire sonni profondi, sedati dal potere e dalla deprimente attualità.
Ma io, il Bolivia,
sogno:
sogno un giorno di 25 ore, dove quei sessanta minuti “bisestili” diventano una vittoria collettiva, uno scampolo di tempo conquistato grazie alla partecipazione di umanità coraggiose;
sogno, una realtà dove il buio non cessi di inghiottire i più deboli, ma solo per proteggerli da una luce avversa, troppo accecante e violenta per essere ristoratrice e amica;
sogno, una moltitudine di esseri pensanti, svegli, smascherati dalla saggezza, rinsaviti dalle passioni, rigenerati dalla voglia di vivere e non sopravvivere.
Sogno, ma son desto,
e con gli occhi aperti, a due passi dal giorno che seguirà questa giornata gemella della precedente, alzo la voce ancora e senza tregua, contro tutto ciò che ci impedisce di essere umani, di attendere il prossimo a braccia tese, di guardare al futuro con entusiasmo e fiducia.
Quindi non taccio,
e dissento:
sveglio, sogno un mondo diverso, ottenibile solo se non smettiamo di lottare.
Scontato, ripetitivo, ma seraficamente inciso. Tié!