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365: DIARIO DEL "BOLIVIA" IN CHE

...guerriglia contemporanea

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    KILLAFORNIA..neighborwood

    23rd Maggio 2013

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    LETS DRIVE.

    23rd Maggio 2013

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    Free neighbor tennis court, beside tha house: Nadal vs Fidia coming soon!

    23rd Maggio 2013

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    Ale’s house: glad to be guest here.

    23rd Maggio 2013

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    15th Gennaio 2012

    THE END

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    15th Gennaio 2012

    EPILOGO

    Eccoci qua. Arrivati salvi ma forse non del tutto sani, affaticati da questa lunga passeggiata nella giungla contemporanea.

    Se ripenso a questo istante 365 giorni addietro, mi trovo impaurito, elettrizzato, ignaro del futuro, ma incosciente al punto giusto e in fuga da un presente troppo stretto.

    Quanti desideri! Un fiume in piena di propositi, messi li per trovare la forza e il coraggio di arruolarmi nella guerriglia contemporanea, cronista d’assalto tra la gente comune.

    C’ho provato a narrare il tempo che passa, le vicende comuni che stanno dietro al sipario della riservatezza individuale. Ho tentato di parlare alla vita di tutti, amici o perfetti sconosciuti,  nemici o maestri, anche solo per il breve tempo di quattro righe in fila, buttate giù senza troppe sofisticazioni, esclusivamente per la voglia di condividere una folle corsa gitana nel mondo e nel sociale.

    Non ho mai riletto il diario indietro: trecento e più dispacci, materiale pregiato per un curioso feticista del passato come me. Ed ora, ho paura di rivivere con un delay di quasi un anno, ogni tipo di emozione scritta nella memoria, ogni indelebile segno e “certificazione” di un anno vissuto senza far scorrere nulla al caso.

    Sento un profondo senso di gratitudine per tutti i compagni di viaggio (menzionati e non), esseri speciali che fisicamente o a migliaia di chilometri di distanza, hanno stretto la mia paura,  accompagnato i miei sorrisi, il più delle volte per non far perdere quella scintilla che avrebbe fermato la marcia a metà strada.

    Ci sono stati momenti delicati, in cui tutto sembrava tingersi di un grigio intenso, al punto che scrivere in nero su quella scura superficie, sarebbe stato un inutile gesto di sifducia. Ma d’altro canto, ci sono stati momenti deliziosi, magici, di gioia pura e incondizionata, la cui descrizione è stata un arduo compito assegnatomi dal presente e svolto, ahimè, con grosse lacune e deficienze. Ma nonostante questo, penso a quell’alchimia come la giusta ricompensa di una lotta intrapresa senza troppe precauzioni, vis a vis con il mondo, che aspettava li ogni giorno, armato di tutte le sue imprevedibile sorprese. Spero, in ogni caso, di essere riuscito ad arrivare vicino a chi, anche solo per un briciolo di righe, ha voluto perdersi nella lettura in “real-time” di queste semplici testimonianze dal mondo.

    Mi mancherà questo “famigliare” appuntamento quotidiano con la vita!

    Se penso a questo istante dunque, ora,

    ”..mi trovo impaurito, elettrizzato, ignaro del futuro, ma incosciente al punto giusto e in fuga da un presente troppo stretto”.

    Esatto, proprio come un anno fa! Ma c’è un tesoro incalcolabile portato in dono da questa esperienza , un combustibile prezioso per tutte le battaglie che, per indole e incontenibile passione, continuerò a portare avanti nella vita. Oggi, senza rimpianti a cuore aperto (e con qualche capello bianco in più), posso dire a voce alta, che non ho permesso a nessuna paura, a nessuna difficoltà, a nessuna forza esterna di strappare via l’unica cosa che mi apparteneva quel 15 gennaio 2011, e che nessuno poteva mai portarmi via: i miei sogni.

    Dimenticavo:

    mi chiamo Fidia Falaschetti, aka il  Bolivia. Artista, nomade, guerrigliero di pace,

    …per sempre, eterno sognatore.

    Passo e chiudo.


    Avanti la prossima sfida:

    chiudo gli occhi! Azione.

     

  • Note

    14th Gennaio 2012

    PENULTIMAZIONI

    Si prepara la valigia.
    Il viaggio è finito, e con esso questa parte di guerriglia.
    Mi imbarco verso casa, dopo un lungo anno di migrazioni interiori condivise con la collettività.
    Quasi l’epilogo.
    A domani dunque.

  • Note

    13th Gennaio 2012

    FACCIAMO LA CONTA: 1…2….3……..

    Se rincorri il tempo ti accorgi che va molto più veloce di te.
    Da dodici mesi conto i giorni pensando ai 365 che ne servono per chiudere un anno. Sono tantissimi, è vero, ma talmente tanti che una volta “accalappiati” e messi in una scatola di ricordi, diventano invisibili pensieri, un susseguirsi di aneddoti (il più delle volte) dimenticati.
    Rimangono dunque solo alcune note evidenti, sfumature che ci hanno fatto saltare dalla gioia o morire dal dolore. Il resto, quell’interminabile sfilata di situazioni intermedie, quel gioco di routine e ovvi accadimenti, si dilegua nel passato, rimosso dalla troppa fretta di passare oltre.
    Per questo motivo, è nato il diario del Bolivia: un timido e semplice tentativo di fermare tutto o quasi, in un panorama esistenziale troppo abituato a seguire oltre, dequalificando ogni singolo istante della vita dalla sua preziosa valenza.
    Ogni minima parte del quotidiano viene immagazzinata nella nostra vita, e ne consegue un influenza fortissima, che nel più dei casi determina ogni nostra azione futura, ogni nostra scelta, decisione, presa di coscienza.
    A volte, penso che dovremmo correre indietro nel tempo, e farlo per tutti i migliaia di giorni che ci siamo lasciati alle spalle, nostalgici e solitari spettacoli a sipario chiuso, momenti silenziosi che consapevolmente non torneranno più. Ma poi, penso che oggi siamo esattamente un perfetto concentrato di tutta la nostra esistenza, anche di quella che ci sembra lontana, straniera, figlia di impalpabili accadedimenti di cui si ricorda poco o niente.
    La psicanalisi lo definisce inconscio, uno strano essere interiore che riemerge sporadicamente, evocato da eventi esteriori. A me piace pensarlo come un tesoro interiore, anche laddove questo abbia un valore negativo, una sembianza buia e sofferente sul nostro cuore. Tutto, e dico tutto, è accaduto per raccontarci qualcosa, per offrirci l’opportunità di crescere come esseri umani, e di compiere al meglio il miracolo della vita.
    Potrei rievocare centinaia di eventi terribili, alcuni che certamente mi hanno toccato anche da vicino, ma quella forza che sento dentro oggi, il coraggio di lottare e di non “abbassare la guardia” di fronte alle difficoltà, mi basta come frutto raffinato di tutto le brutture e le meraviglie che hanno tessuto la mia breve e semplice esistenza. E poi, in fondo, anche per chi non ha avuto dolori o patimenti, ferite o black out totali, su questo folle piantea chiamato terra, di drammi sociali ce ne sono stati a milioni: seppur apparentemente lontani, qualsiasi caso umano perso nel mondo rappresenta un lutto collettivo, una svalutazione dell’alchimia della vita e del miracolo di averla a disposizione.
    Finalmente, tra un pugno di giorni questo buffo countdown verso il nuovo anno venturo giungerà al termine, e si tornerà a vivere normalmente!
    …
    stavolta però, senza più dimenticare.

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    12th Gennaio 2012

    SEPOFFÀ

    Se fai una lista di cose rilevanti di cui parlare, finisci con il perderti nei meandri di un universo infinito di cicatrici sociali.
    Da un anno provo a prendere spunto dalla umile realtà che vivo, e benché spesso nel quotidiano personale non vi siano rilevanze, basta focalizzare un qualsiasi dettaglio intorno e si apre un universo di deliri.
    Ad esempio:
    se mangi la tua insalatina, stai pure certo che parte della stessa proviene da agricolture meridionali, e a raccoglierla sarà stato un lavoratore clandestino, pagato a cottimo in nero cifre miserevoli da schiavo moderno; se guidi spensierato la tua banalissima panda da due soldi, metti pure la mano sul fuoco che quel combustibile che il tuo motore sta divorando avidamente, è passato per mari e monti, trasportato da manovalanze costrette a fare il gioco sporco di facoltosi bilonari, pazienti osservatori delle guerre per future pianificazioni industriali; oppure, se tutto questo ti disturba e violentato perennemente dal contesto sfoci in un mal di testa cronico, ricorda, che la bustina di farmaco che scioglierai nel tuo bicchiere d’acqua, per alleviare il dolore, non è altro che un granello sabbia in vendita, dell’immensa e lussuosa spiaggia delle multinazionali farmaceutiche, nonché una delle cause del tuo stesso zoppicare.
    Mi fermo qui per non perpetrare all’infinito la noiosa e raccapricciante lista delle “disgusterie” della peccaminosa tavola chiamata società contemporanea.
    Che fare allora?
    I più consigliano di non pensarci, e ignorare omertosamente tutto ciò che non ci tocca in prima persona.
    Io, Bolivia qualunque, a due passi dalla conclusione di questo dialogo con l’ambiente che vivo, mangio la mia insalatina bio, sogno la macchina ad aria, evito medicine allopatiche laddove possibile ma, sopratutto, foraggio la speranza ogni giorno, e non smetto di credere in un futuro migliore.
    Sepoffà!

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    Anche se rodati dal tempo trascorso, ci vuole sempre un po a carburare prima di essere di nuovo pronti alla partenza! Un anno fa, si preparavano le valigie, ora si attende qualche giorno per disfarle. 
Ci sarà presto una nuova vigilia di un nuovo viaggio!
Ora chiudiamo una parentesi e poi, pronti per le prossime avventure.

    11th Gennaio 2012

    Anche se rodati dal tempo trascorso, ci vuole sempre un po a carburare prima di essere di nuovo pronti alla partenza! Un anno fa, si preparavano le valigie, ora si attende qualche giorno per disfarle.
    Ci sarà presto una nuova vigilia di un nuovo viaggio!
    Ora chiudiamo una parentesi e poi, pronti per le prossime avventure.

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